La FLC CGIL di Sassari ha diffuso un comunicato esprimendo forti preoccupazioni su una presunta modifica dei poteri delle agenzie di intelligence nei confronti delle Università e degli Enti di Ricerca. Il sindacato denuncia l’articolo 31 del DDL S.1236, sostenendo che imponga nuovi obblighi di collaborazione e comprometta l’autonomia accademica.
Se da un lato è positivo che la FLC CGIL richiami l’attenzione su possibili derive pericolose, dall’altro serviva un approccio più rigoroso e trasparente nell’analisi del testo legislativo. Come gruppo CGL, lo abbiamo fatto.
L’idea di agenti segreti intenti a monitorare le Università potrebbe sembrare degna di un film di spionaggio. Ma, il tema sollevato dalla FLC CGIL di Sassari merita attenzione. L’autonomia accademica è una conquista che non deve essere sacrificata per esigenze di sicurezza poco chiare. Comunque, prima di immaginare scenari da thriller politico, è essenziale analizzare i fatti con precisione.
L’allerta del sindacato è legittima perché richiama l’importanza di tutelare le libertà fondamentali. A maggior ragione, un allarme deve poggiare su basi solide, non su ipotesi non ancora confermate.
La credibilità di un sindacato si fonda sulla precisione e correttezza dell’informazione. Nel caso specifico, il comunicato della FLC CGIL presenta un quadro inquietante, parlando di obblighi imposti alle Università, senza che vi siano prove definitive di un simile intervento legislativo.
Il testo del DDL S.1236, al momento, non conferma che l’articolo 31 preveda un vincolo stringente tra enti accademici e servizi segreti, né che introduca deroghe palesi alla riservatezza.
Un sindacato ha il diritto e il dovere di sollevare timori e mobilitare i lavoratori per difendere diritti acquisiti. Ma, se la mobilitazione si basa su scenari ipotetici più che su dati di fatto, la denuncia rischia di perdere credibilità.
Nel contesto attuale, la disinformazione è spesso utilizzata come strumento politico e sindacale. Come sta facendo proprio in queste settimane Maurizio Landini, anche a proposito di sanità e pensioni. Chi si propone come difensore dei diritti dei lavoratori deve adottare un approccio basato su fatti documentati. I lavoratori e il mondo accademico non hanno bisogno di allarmismi, ma di informazioni chiare, precise e verificabili.
In questo caso, sarebbe stato più utile monitorare il DDL, segnalando le aree di possibile criticità senza presentarle come certezze assolute. La tutela del mondo accademico è importante, ma le prove devono precedere le accuse.
La difesa della democrazia e delle libertà costituzionali non passa attraverso il catastrofismo, ma attraverso un’informazione seria, onesta e basata su dati verificabili.
La credibilità di un sindacato si misura nella capacità di analizzare con lucidità le situazioni, senza cedere alla tentazione di costruire scenari di paura. Essere vigili è essenziale, ma la razionalità deve guidare ogni battaglia sindacale.
Come gruppo, auspichiamo che i rappresentanti sindacali dei lavoratori della conoscenza, iniziando dal territorio, diano un contributo per fermare la deriva democratica di questa organizzazione. La CGIL, che anche in Sardegna andrebbe monitorata con attenzione e partecipazione, ha perso la sua funzione originaria.
Se è vero che da anni assistiamo a un restringimento delle libertà personali da parte dei governi, ciò è dovuto anche alla CGIL, che si è ridotta a uno stato pietoso.
Un chiaro esempio di questa degenerazione è la vicenda di una dirigente, espressione della FLC CGIL di Sassari, che continua a ricoprire incarichi di responsabilità nonostante la magistratura abbia sentenziato l’illegittimità del suo operato. Un fatto gravissimo, che dimostra quanto il sindacato abbia ormai perso ogni riferimento etico e morale. Se la CGIL vuole tornare a essere un punto di riferimento per i lavoratori, deve iniziare proprio da qui: fare pulizia al proprio interno e riconquistare la credibilità ormai compromessa.