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Temi del lavoro
24 Marzo 2025
Persone in fila davanti a un seggio elettorale per votare al referendum. Uomini e donne di ogni etĂ , vestiti in modo semplice, con espressioni serie e attente. Alcuni tengono la tessera elettorale in mano.
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Dal sindacato al Parlamento: Landini si candida?

La CGIL ha lanciato una campagna referendaria, con grande clamore mediatico. La presenza sui social è martellante, quasi soffocante. Sembra una televendita più che una battaglia sindacale. Dopo anni di immobilismo, il sindacato guidato da Maurizio Landini propone l’abrogazione di alcune norme su licenziamenti, contratti a termine, appalti e somministrazione. A parole, l’obiettivo è difendere i lavoratori. Ma chi vive davvero la precarietà sa bene che questo referendum non serve.

Il voto abrogativo non è lo strumento giusto per affrontare problemi così profondi. L’instabilità del lavoro, la frammentazione dei contratti e il degrado degli appalti non derivano da una sola legge. Sono il risultato di anni di politiche sbagliate e arretramenti sindacali. Pensare di rimettere tutto a posto con una scheda è una pia illusione. E chi organizza questo tipo di iniziative lo sa benissimo.

Un referendum che ignora i veri problemi del lavoro

Nel merito, il referendum elude le questioni piĂą urgenti. Non c’è alcuna proposta sul salario minimo. Anzi, è proprio il sindacato a firmare contratti collettivi con paghe da fame, come quello dei cinque euro l’ora. Mentre milioni di persone lavorano per stipendi da miseria, la CGIL continua a sottoscrivere accordi che sanciscono condizioni indegne.

Nessun accenno alle delocalizzazioni, che svuotano fabbriche e comunitĂ  intere. Nessuna risposta sulla legge Fornero o sulle pensioni. I giovani restano imprigionati tra stage e tirocini sottopagati. Ma anche su questo, il silenzio è assordante.

L’impressione è che l’obiettivo non sia cambiare le leggi, ma rilanciare l’immagine di un sindacato in crisi. Landini, a dispetto della narrazione ufficiale, non ha mantenuto un profilo autonomo. Ha assecondato il governo Conte durante la pandemia. E ha sostenuto, senza opposizione concreta, la linea liberista del governo Draghi. Oggi, questa subordinazione è ancora piĂą palese. La CGIL arriva persino a manifestare fianco a fianco con i fautori delle guerre che dice di voler contrastare.

Il trampolino per la candidatura di Landini

Il problema non è solo nei contenuti, ma anche nel metodo. I referendum abrogativi raramente portano risultati concreti. Il quorum Ă¨ difficile da raggiungere. E anche se venisse superato, chi riscriverĂ  le leggi cancellate? Il Parlamento attuale o la fotocopia di quelli precedenti che sono stati persino peggiori?

Questa iniziativa somiglia piĂą a una campagna d’immagine che a una strategia reale. Ma dietro la visibilitĂ  si intravede altro. Questo referendum è anche un tentativo evidente di Landini di proporsi come figura politica. Il messaggio ha due destinatari. Da un lato i partiti del cosiddetto “campo largo”, dall’altro gli elettori di sinistra, delusi e disorientati.

Alla fine, dirĂ  che il quorum non è stato raggiunto, ma che il risultato è stato comunque significativo. UserĂ  quei voti come se fossero consensi personali. Un modo per legittimarsi nella transizione dal sindacato alla politica. In tutto questo, però, il disagio sociale cresce. E i lavoratori restano soli.

Referendum inutili, stipendi d’oro e diritti svenduti

Questo referendum rischia di afflosciarsi da solo. Potrà forse ridare un po’ di visibilità alla CGIL, ma non cambierà nulla nella vita dei lavoratori. Non aumenterà i salari e non fermerà i licenziamenti. Non modificherà le regole del gioco.

Per non parlare del fatto che, un sindacato che promuove un referendum contro i licenziamenti facili, mentre applica quelle stesse norme per licenziare i propri dipendenti, è un sindacato assurdo. Una contraddizione talmente evidente da togliere credibilitĂ  all’intera iniziativa. Inoltre, la CGIL dovrebbe spiegare come possa firmare contratti da cinque euro l’ora e allo stesso tempo presentarsi come difensore dei diritti. Serve coerenza, non propaganda.

A questo punto, la vera domanda non è se Landini voglia candidarsi, ma se riuscirà ancora una volta a prendere in giro i lavoratori. Perché non un referendum interno al mondo del lavoro? Per chiedere se sia giusto che sindacalisti come Landini guadagnino cinque volte più di chi rappresentano. Cinque volte più di chi lavora, sopporta, firma e subisce quei contratti che la CGIL continua a chiamare “conquiste”.

AUTORE CGL
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